Il giorno di Sant’Ippazio

“Santu Pati o chiuviti o nivacati”!*

Nel piccolo Comune di Tiggiano (LE) si celebra la festa un Santo Martire che ha legato al sua fama alla protezione degli organi genitali maschili: Sant’Ippazio. Il paese è anche il custode di una varietà orticola molto rara, la carota di Tiggiano (detta “Pestanaca”). La devozione per il Santo si è mantenuta intatta negli anni, mentre la carota è sempre meno coltivata. Il 19 gennaio è contemporaneamente la festa del Santo Patrono ed il giorno della Sagra della Pastenaca, nome comune della Carota di Tiggiano. Ultimamente si è deciso di sdoppiare le date, per cui la Sagra si svolge sopratutto nel giorno precedente la festa religiosa. Abbiamo realizzato questo réportage il 19 gennaio di quest’anno e, come da proverbio, verso il tramonto ha cominciato a piovere !

*il giorno di Sant’Ippazio o piove o nevica ! (prov.)

Alcuni ricordi di un abitante di Tiggiano, dal sito salogentis.it, articolo di Rocco Margiotta:

“Arrivava il momento della processione con la statua del Santo. Migliaia di persone si radunavano nello spiazzo antistante la Chiesa, tutti i tiggianesi, ma anche molti devoti forastieri. Prima che il Santo venisse portato fuori dalla Chiesa si svolgeva l’asta per chi doveva assumersi l’onere di condurre a spalla la statua dello stesso e chi doveva condurre lo stendardo, lungo circa cinque metri, avvolto da un panneggio, sormontato da un gruppo floreale. Le due gare erano separate: venivano condotte dal presidente della commissione per i festeggiamenti del Santo; si aggiudicava la gara, naturalmente il gruppo che offriva di più, lo stesso per lo stendardo. Aggiudicatisi le due gare, il Santo poteva uscire dalla Chiesa. Prima però della statua ci doveva essere l’esibizione di colui che il gruppo designava per portare fuori dalla chiesa lo stendardo e lo doveva fare, lanciandosi dall’interno della chiesa sino a decine di metri distante dalla stessa, tenendo lo stendardo orizzontalmente, poi con uno sforzo sovrumano, lo innalzava verticalmente, gli spettatori commentavano la sua bravura ed abilità, poi i più anziani dicevano fra loro: “ma prima era cchiù llongu ncora, poi l’onnu ncurtutu, ca era mutu pesante” (prima era molto più lungo, è stato accorciato poiché era troppo pesante). Appena la statua si affacciava sul portone d’ingresso principale, la banda eseguiva in benvenuto e si dava il via ad una batteria di fuochi. La processione cominciava con i Confratelli dell’Assunta con un loro stendardo e un crocefisso, guidati dal priore e i due suoi più stretti collaboratori, che impugnavano il bastone sormontato da un motivo floreale, quello del Priore era più ricco e più alto. Seguivano i vari gruppi di chiesa: l’azione cattolica, l’apostolato di preghiera, i “luigini”, ed altri. Seguiva un nugolo di chierichetti, subito seguiti dal sacerdote che teneva in mano la teca o reliquiario con un frammento d’osso del Santo, almeno così si crede dalla pietà popolare, poi la frotta di persone che si erano aggiudicata l’asta e si scambiavano i ruoli di tanto in tanto, in quanto ognuno aveva diritto a condurla per una frazione di strada, ma anche perché è molto pesante. Subito dietro la statua si schieravano le autorità civili e militari: il sindaco con alcuni della Giunta, il maresciallo dei carabinieri ed un altro carabiniere. Dopo si schierava la banda che eseguiva le solite marce, oppure l’Ave Maria o altre arie religiose, intervallate da una posta di rosario recitato dal sacerdote. I temi erano tanto sincronizzati che la recita del rosario terminava, al ritorno, proprio nei pressi della chiesa, la banda eseguiva l’ultimo pezzo e il sacerdote e la statua entrava in chiesa.”

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