Le notti di Lavello

Ogni sabato, durante il Carnevale, la notte di Lavello (PZ) si riempie di una animazione incredibile. Infatti il modo di festeggiare il periodo di Carnevale, in questa cittadina della Basilicata, è davvero particolare. Ogni sabato del periodo compreso tra la festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) ed il Martedì Grasso, a partire dalle 23.00 circa, gruppi di Lavellesi di ogni età, vestiti per la maggior parte con la tipica mastera chiamata “Domino” (nei colori ora prevalenti del rosso e del nero), girano a piedi per il paese andando di “Festino” in “Festino”, guidati da un “conduttore” non mascherato che ne garantisce la proprietà del comportamento. Un momento di divertimento ma anche di forte identità comunitaria che ci ha davvero colpito.

dal sito ilsudchenontiaspetti.it, citiamo questo articolo di Valentina Basso.

“Il Carnevale di Lavello (PZ) è uno spaccato di cultura, folklore e tradizioni a cui partecipa non solo la comunità lavellese, ma anche i vicini comuni lucani. Ogni sabato sera si organizzano i cosiddetti Festini, vere e proprie feste di ballo, situate in vari punti del paese, a cui partecipano famiglie con bambini, giovani coppie, amici di ogni età accomunati dalla voglia di passare un sabato sera all’insegna del sano divertimento. Nel corso della serata, gruppi di giovani mascherati, a turno, giungono alle diverse feste del paese, invitando i partecipanti a ballare insieme. Gli ospiti sono accolti con grande entusiasmo: a loro vengono donati piatti tipici del Carnevale e in loro onore si aprono le danze. Dopo alcuni balli le maschere si congedano e si dirigono in un altro luogo di festa, sparso per il paese. Il Carnevale di Lavello è una festa che affonda le sue radici in epoche lontane e che, grazie alla volontà degli organizzatori e della gente che vi partecipa, continua a tramandarsi di anno in anno, senza perdere la genuinità e la freschezza delle origini. La maschera principale del Carnevale lavellese, come potete vedere in foto, è il cosiddetto Domino: una lunga tunica in raso, generalmente di colore rosso, ornata da un cappuccio che nasconde il viso e da un cordone che cinge il saio. Ogni mascherato inoltre porta con sé un sacchettino, intonato con il colore del domino, dove conserva caramelle e cioccolatini da donare a chi accetta l’invito di ballare insieme nelle varie feste. Il colore del domino variava in base al ceto sociale di chi lo indossava e così poteva essere rosso o nero, successivamente anche blu. Secondo alcune fonti il costume carnevalesco lavellese riprende le forme degli abiti indossati dai “Papalosce”, i confratelli della Buona Morte che accompagnavano i defunti in processione. La domenica successiva al martedì grasso viene proposta la Sfilata dei Domini che attraversano le vie cittadine, fino all’arrivo della piazza principale. Qui viene messo in scena il processo e il rogo a Carnevale e nell’occasione vengono dati riconoscimenti all’impegno di chi ha voluto partecipare a tutto il periodo carnacialesco. Un evento atteso tutto l’anno che regala a chi vi partecipa il mistero di ballare con persone di cui si ignora l’identità. I più anziani ricordano con nostalgia quando, ai loro tempi, si attendeva con ansia il Carnevale per rivedere la preferita e, grazie all’anonimato della maschera, farsi coraggio e invitarla a ballare; ma ancora oggi molte giovani ragazze nutrono la speranza che sotto la maschera del loro compagno di ballo si celi la persona amata e aspettano con ansia il sabato successivo per danzare insieme ad una nuova festa.Un Carnevale che riesce ad unire e a far socializzare un paese intero e che rafforza con la tradizione la sua identità.”

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