La foresta che cammina

“Il Carnevale di Satriano è un’antica festa popolare che si svolge nel mese di febbraio di ogni anno, ritenuto il più caratteristico, suggestivo e misterioso della Basilicata. L’unicità di questo rito carnevalesco è data dalla presenza di tre maschere tipiche: l’orso, la quaresima e l’eremita, che sfilano per le vie e le strade del paese, accompagnati dai suoni dei campanacci portati dai contadini che creano un rimbombo, udibile in tutto il paese. Considerato come uno degli ultimi riti arborei sopravvissuti nella loro integrità, il carnevale di Satriano richiama il tema dell’emigrazione attraverso una rappresentazione folcloristica rimasta intatta nel corso degli anni. Assieme al Carnevale di Tricarico è tra le più importanti manifestazioni della Regione. Il carnevale di Satriano affonda le proprie origini etniche nell’antica città distrutta di Satrianum, da cui ha preso anche il nome. Durante il periodo medievale la carestia e la povertà erano delle consuetudini dell’area, la presenza dei signori francesi e di popoli stranieri (come anche i longobardi) che si erano insediati nel territorio circostante, condizionò la storia del luogo e, secondo alcuni, da qui nacque l’orso (l’urs nel dialetto locale). Questa figura costituì una vera e propria traslazione della cultura straniera (probabile francese) negli usi e costumi della società di Satrianum, che in seguito alla sua distruzione si movimentò verso Pietrafesa con lo stabilirsi della vecchia popolazione di Satrianum nel nuovo paese. Da quell’epoca “l’urs” è rimasto intatto nella sua singolare apparenza di uomo ricco e fortunato. Le altre due figure invece, l’eremita e la quaresima, individuano un contesto sociale differente sul piano storico. Questo perché, il primo rappresentava l’uomo povero, colui che andava in giro a chiedere favori alla gente, per non morire di fame, il secondo, la Quaresima, era quell’anziana signora che andava coperta di nero con uno sguardo spento e inespressivo, per via della mala sorte che l’aveva colpita.

Le Maschere

le maschere si ricollegano alla cultura del paese e ognuna delle quali rappresenta uno stile di vita diverso per condizione sociale ed economica. In tutto sono tre: l’eremita, l’orso e la quaresima. Gli eremiti durante il corteo di festeggiamento sono soliti punzecchiare la gente con i loro bastoni al cui vertice vi è un pungitopo, l’orso dalla sua cerca di incutere timore con la sua mole e il suo carattere selvaggio , impervio e furibondo, e di stordire i passanti con le campane che provocano rumore al suo passaggio. La quaresima invece cammina lenta tra la gente, come non voler dare cenno di allegria in una festa così goiosa.

L’orso

(L’urs) Vestito di pelli di pecora o di capra rappresenta una maschera di prosperità, buona sorte e successo. E’ quel cittadino presto emigrato verso terre lontane dove ha fatto fortuna e per questo ritornato con pelli pregiate e altre notevoli ricchezze. Va saltellando di qua e di là per il paese, con il proprio pastore che è vestito con i tradizionali abiti delle campagne circostanti e il cui compito è quello di tenere a bada il proprio “animale”, per evitare che non dia “troppi problemi” alla gente. A causa della lunga lontananza dalla sua terra natia è praticamente muto. Sulla sua testa indossa un sacchetto che copre la vera identità della persona, sono presenti due soli buchi per gli occhi e uno per la bocca. Attorno al corpo ciondolano campanelli e campanacci che provocano rumore al suo muoversi e continuo saltellare, sia per incutere timore sia per dimostrare il fervore proprio della maschera.

I romiti

(U’rumit) Avvolto e cosparso di foglie, rampicanti e tralci d’edera è un’altra maschera molto importante e rappresentativa, simbolo di povertà e penuria. Raffigura quel satrianese che, nonostante non sia in ottime condizioni economiche e per questo indigente, è rimasto fedele alla sua terra natia e ha provveduto autonomamente a costruirsi un rifugio al di fuori del centro abitato, nel bosco. Sin dal mattino del giorno di carnevale, gira di casa in casa chiedendo l’elemosina, con in mano un bastone al cui vertice vi è un ramo di pungitopo o di ginestra per bussare alle porte.

La quaresima

(A Quares’m) Coperta da un manto nero di stoffa o (più raramente) cotone, porta sul capo una culla che, secondo la leggenda, rappresenta il carnevale ormai finito. Questa figura è interpretata da sole signore che in tempi passati usavano portare il bucato o i secchi sulla propria testa, con solo una pezza che li manteneva. A differenza dell’orso e del romita, la figura della quaresima è piuttosto statica: procede lungo le vie del paese con passo lento e malinconico, senza accenno di cambiamento, può ritenersi questa la principale caratteristica del personaggio.” (fonte: Wikipedia)

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