Le Maschere di Tricarico

Fotografare un rito che affonda le sue radici nel passato è sempre un rischio. Infatti rispetto alle vecchie immagini che ci appaiono oggi così “pure” (non ci sono macchine, antenne televisive, orologi, cellulari ecc..) quelle odierne sono “spurie”, documentano una contaminazione tra vecchi e nuovi riti (il rito di mascherarsi e quello di fotografarsi con lo smartphone per esempio). Così in occasione dell’ultima ricorrenza di Sant’Antonio Abate abbiamo pensato di affiancare alle fotografie della sfilata della mattina (dalla Chiesa di Sant’Antonio Abate al centro storico) una serie di ritratti posati, su un limbo bianco che ci siamo portati in macchina ed abbiamo steso in un angolo della piazza centrale di Tricarico. In questo modo abbiamo isolato i protagonisti della sfilata da qualsiasi altro elemento estraneo e, per qualche minuto, ci siamo trovati a tu per tu con loro. Abbiamo fotografato tutti coloro che si sono prestati, ma sicuramente ci sono altre maschere che ci piacerebbe fotografare in occasione dei prossimi incontri. Tricarico sta diventando infatti un punto di riferimento per tutti gli altri Carnevali della Lucania e vorremmo iniziare a creare una galleria fotografica dei veri protagonisti del rito, gli abitanti che indossano costumi dalle origini antiche e perpetuano il rito attraverso la nostra (post)modernità.

Le Maschere di Tricarico

Qualche cenno sul rito (da Wikipedia): “il giorno 17 gennaio, giorno in cui i cattolici ricordano Antonio Abate, il Santo protettore degli animali, è usanza che i fedeli, insieme ai propri animali per i quali si invoca la benevolenza del santo e che per l’occasione vengono agghindati con nastri, collanine e perline colorate, compiano tre giri intorno alla chiesa a lui dedicata per poi ricevere, a chiusura della messa, la benedizione da parte del preteLo stesso rituale è osservato dalla “mandria”, prima di muoversi verso il centro storico e percorrerne tutti gli antichi rioni. Tricarico viene, così, svegliata dal suono cupo dei campanacci. La sfilata delle maschere si ripete l’ultima domenica prima della chiusura del carnevale con maggiore partecipazione popolare, trattandosi di giorno non lavorativo. Si riporta, di seguito, la descrizione che ne ha dato Carlo Levi: « … andai apposta a Tricàrico, con Rocco Scotellaro. Il paese era svegliato, a notte ancora fonda, da un rumore arcaico, di battiti di strumenti cavi di legno, come campane fessurate: un rumore di foresta primitiva che entrava nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto; e tutti salivano sul monte, uomini e animali, fino alla Cappella alta sulla cima …. Qui venivano portati gli animali, che giravano tre volte attorno al luogo sacro, e vi entravano, e venivano benedetti nella messa, con una totale coincidenza del rituale arcaico e magico con quello cattolico assimilante.” Diverse le le chiavi di lettura, da quella che l’interpreta come un momento di rivalsa delle classi meno abbienti nei confronti dei “potentati” a quella che lega la rappresentazione a riti pre-cristiani, poi “mediati” dal cristianesimo attraverso la figura di Le “mucche” e i “tori” sono impersonati da uomini (la partecipazione è interdetta alle donne). I partecipanti mimano l’andatura ed i movimenti degli animali, comprese le “prove di monta” dei tori sulle mucche. La rappresentazione non è svincolata dalla realtà contemporanea poiché, sebbene la cultura locale sia meno “rurale” di un tempo, Tricarico è collocata su una via di transumanza e le mandrie ancora oggi l’attraversano. Tricarico e le sue maschere nel 2009 sono entrate a far parte della FECC, Federazione Europea Città del Carnevale (Federation of European Carnival Cities). La maschera da mucca è costituita da un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo e riccamente decorato con lunghi nastri multicolori che scendono fino alle caviglie; la calzamaglia indossata (o, in alternativa, maglia e mutandoni di lana) è anch’essa decorata con nastri o foulards dai colori sgargianti al collo, ai fianchi, alle braccia ed alle gambe. La maschera da toro è identica nella composizione ma si distingue per essere completamente nera con alcuni nastri rossi. Ogni maschera ha un campanaccio, diverso nella forma e nel suono a seconda che si tratti di mucche o di tori.

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Comments
4 Responses to “Le Maschere di Tricarico”
  1. Giovanni Lancellotti says:

    Daccordo sulle immagini di riti che affondano le radici nel passato “sporcate” dalla modernità….ma rendere il tutto “puro” mettendo un telo bianco dietro lo trovo un pò estremo e abbastanza asettico!
    Il contesto in cui si svolge, i luoghi del passato esistono ancora (anche se “non puri”) e sono importanti, anzo fondamentali a dare forza e significato alla tradizione del luogo!
    Un archivio video-fotografico (documantaristico) non deve essere per forza puro perchè documentare significa riportare il vero senza alterare nulla!
    Le macchine e i telefonini tra qualche anno avranno il loro perchè, senza tener conto delle persone sullo sfondo!
    Credo sia meglio scattare o riprendere con più cura dei dettagli e curare lo sfondo, invece di eliminarlo!
    L’idea è sicuramente vincente e molto adatta agli scopi commerciali e pubblicitari!
    Belle anche le pose e le foto, molto “pure” ma si corre comunque un rischio…
    …modernizzare le maschere, togliendo loro l’unicità e la sensazione arcaica di cui hanno bisogno per vivere e affascinare!

    P.S.
    complimenti per l’inizativa e l’intraprendenza

    Giovanni

    • Buongiorno Giovanni grazie per il commento ! La nostra iniziativa non è una alternativa ma un completamento della documentazione … D’altro canto queste iniziative sono ormai seguite da decine di fotografi per cui le immagini contestualizzate comunque abbondano … A presto !

      • Giovanni Lanellotti says:

        Ciao Antonio
        Si infatti avevo già capito che si trattava di una tua bella iniziativa per completare un buon archivio, infatti mi complimento, ma ho voluto commentare solo per dare un’opinione su quello che dici e condividi, cioè il rischio che si corre facendo reportage di eventi.
        Commentando e mettendo in campo più opinioni, anche se già comprese, potrebbe servire a chiarire dubbi o domande ad altri che leggeranno il tuo simpatico e colorato post!
        Buon lavoro Antonio…a presto

        Giovanni

      • Siamo d’accordo, e ti ringraziamo (e ringraziamo tutti coloro che trovano il tempo di commentare) anche perchè mediante le osservazioni dei lettori è possibile per noi chiarire meglio le nostre intenzioni … ciao Giovanni e a presto !

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